INCONTRO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
CON LE AUTORITA' POLITICHE, CIVILI, MILITARI,
RELIGIOSE ED I SINDACI DELLA PROVINCIA DI CUNEO
Cuneo, 18 settembre 2003
Signor Vice Presidente della Corte Costituzionale,
Signor Presidente della Regione Piemonte,
Signor Presidente della Provincia di Cuneo,
Signor Sindaco di Cuneo,
Onorevoli Parlamentari,
Autorità civili, militari e religiose,
cari Sindaci della Provincia di Cuneo,
Signore e Signori,
Vi ringrazio anzitutto per la parole cortesi che mi avete rivolto; ringrazio
la gente di Cuneo, di cui conosco bene la sobrietà del carattere, per la
calorosa accoglienza.
Per la terza volta quest'anno visito una provincia del Piemonte meridionale, e
ogni volta trovo, in questo angolo di Nord-Ovest, l'immagine di un territorio
impegnato in un processo di intensa crescita, di specializzazione e
diversificazione produttiva, che colpisce: anche perché poco se ne parla, forse
per effetto di quella "sobrietà di carattere" che ho già menzionato.
Dopo Asti e Alessandria, so che mi troverò di fronte, anche in questa visita
alla "Provincia Granda", a un nuovo Piemonte. Anche sulla base di una
cultura imprenditoriale che ha avuto la sua culla in Torino, questi territori
stanno realizzando un progetto di sviluppo equilibrato, capace di rilanciare
l'agricoltura con produzioni di grande pregio, e di affiancare, nell'industria,
a un certo numero di grandi imprese un numero sempre crescente di imprese
medio-piccole, che hanno saputo diversificare, qualificare e specializzare la
loro produzione, assicurandole successo nel grande spazio del mercato europeo e
mondiale.
Ho fiducia nella capacità della grande industria torinese di superare la sua
crisi: anche perché, se un tempo era il Piemonte che aveva bisogno di Torino,
oggi è Torino che trova in tutto il Piemonte un retroterra favorevole, da cui
attingere stimoli per la crescita. Torino ha dato molto al Piemonte. Oggi penso
che riceva molto dal Piemonte.
Le virtù laboriose della gente piemontese sono all'origine di uno sviluppo che
ha saputo sostituire nel momento giusto a un modello torino-centrico un modello
che si nutre di molti poli produttivi. Ciò rafforza l'intera regione, rafforza
anche Torino. In un arco di tempo di appena uno o due decenni, territori che
sembravano lasciati ai margini della crescita, territori da cui, voi lo
ricordate bene, c'erano forti correnti di emigrazione stagionale o permanente,
al di là della cerchia alpina e oltre l'Oceano, sono diventati territori che si
collocano ai livelli più alti di benessere, in Italia e in Europa.
Ho fiducia nella inventiva, nella capacità di reazione delle nostre imprese a
questa fase di stanca dell'economia europea e mondiale. Ho fiducia che
supereremo le sfide e ci avvantaggeremo delle opportunità che ci sono offerte
da una liberalizzazione degli scambi che si estende oramai al mondo intero. Vi
ricordo soltanto che la nostra forza non sta, certo, nel possesso di materie
prime - giacché non ne abbiamo, all'infuori di questa splendida natura, che il
lavoro umano di secoli ha reso così produttiva. La nostra forza sta
nell'ingegno, e l'ingegno si nutre dello studio.
Dico ai nostri giovani: studiate, specializzatevi, approfondite in Italia o
all'estero le vostre conoscenze, la vostra preparazione. Dico ai responsabili
delle amministrazioni locali, della scuola, delle università: create nei vostri
territori istituzioni che offrano ai vostri giovani un facile accesso
all'innovazione tecnologica, a conoscenze specializzate, che apriranno loro la
strada del successo nella vita.
In una delle letture che hanno preceduto questa mia visita, ho trovato un
passaggio che mi ha colpito, e che voglio citare: "un tempo, per dirla con
Fenoglio, qui era di casa la 'malora'; oggi il cuneese conosce uno sviluppo pari
a quello delle regioni del Nord-Est: anche se qui il benessere luccica di meno,
perché l'essenzialità e la sobrietà sono una virtù di questa gente".
Non voglio certo farmi trascinare in paragoni e confronti. Ognuno ha il suo
carattere, e i suoi meriti. Amo la mia Patria, anche perché è un mosaico di
tante diverse realtà, diversi temperamenti, diverse bellezze e qualità.
E poi ho un'età che mi consente di ricordare bene quando la cosiddetta
"malora" era di casa non solo qui, ma in egual misura nel Nord-Est, e
in tante parti d'Italia. Il giudizio che ho citato descrive bene quello che è
stato un processo di crescita civile, sociale ed economica straordinaria, che
riguarda tutto il nostro Paese; e che ha inizio con il ritorno della libertà,
con la nascita dell'Italia democratica, aperta all'Europa. Questa non è una
coincidenza. Il nuovo quadro storico-politico europeo in cui si inserisce
l'Italia repubblicana è determinante. Come provincia di frontiera fra l'Italia
e la Francia, voi siete certamente consapevoli di quanto noi dobbiamo, come
tutti gli altri popoli europei, all'inizio di una nuova epoca di libertà degli
scambi, culturali ed economici, fra tutti i Paesi del continente, in una nuova
Europa di pace.
Grazie all'unificazione europea, una provincia come la vostra non ha più avuto
davanti a sé il muro di una linea di confine, che era anche un ostacolo allo
sviluppo. Da provincia di frontiera la vostra è diventata un ponte e una
cerniera fra due grandi Paesi fratelli, fra l'Italia e l'Unione Europea.
Dovete anche all'Europa, oltre che alla vostra laboriosità e alla vostra
capacità imprenditoriale, aver saputo, in un tempo breve, fare di questa
provincia una delle prime in Italia e nel mondo per il tenore di vita; senza
peraltro che il nuovo sviluppo cambiasse il volto di queste terre bellissime. E
questo è un grande merito. Queste sono settimane storiche per l'Europa. Mentre
i governi si preparano a compiere uno sforzo finale per dare all'Unione Europea
un nuovo e più vasto spazio continentale, e una nuova Costituzione, il mio
pensiero non può non andare, qui a Cuneo, a quel primo "Progetto di
Costituzione" europea che venne elaborato in questa città, per la penna di
Duccio Galimberti e di Antonino Repaci, nell'agosto del 1943: un documento che
si affianca al Manifesto di Ventotene di Altiero Spinelli come una delle pietre
miliari nella storia dello spirito europeo.
Non si può non riflettere sulla data apposta in calce a quel documento: agosto
1943. E' stato già ricordato: il 26 luglio di quell'anno, Duccio Galimberti,
con un nobile discorso di chiamata alle armi contro le forze di occupazione
naziste, aveva salutato una folla festante, nella piazza che oggi giustamente
porta il suo nome.
Galimberti pagò con la vita la sua partecipazione alla lotta partigiana, di cui
fu ispiratore e protagonista: più tardi mi recherò a rendere omaggio a quella
che fu una delle figure più luminose della nostra rinascita di popolo libero.
In Galimberti si rinnova una caratteristica propria del patriottismo italiano:
in lui, educato al culto degli ideali mazziniani, all'amor di patria, al sogno
della creazione di un'Italia unita, operava uno spirito aperto alle
rivendicazioni di libertà di tutti i popoli, uno spirito europeista, scevro di
odi e ambizioni nazionalistiche.
Questa fu la grandezza del nostro Risorgimento, questa la sorgente prima dello
spirito che anima la nostra Costituzione: uno spirito unitario che deve essere
sempre presente, anche in qualsiasi aggiornamento. A questo riguardo, le sue
considerazioni, Presidente Ghigo, meritano attenzione. Le giornate che
trascorrerò nella vostra provincia saranno dense di momenti di riflessione. Nel
pomeriggio, in Consiglio provinciale, assisterò alla commemorazione di uno dei
grandi statisti liberali dell'Italia moderna, Giovanni Giolitti.
Domani, a Boves prima, a Borgo San Dalmazzo poi, rievocheremo momenti fra i più
tragici, ma anche più gloriosi, negli anni della rinascita dell'Italia libera.
La tragedia di Boves è simbolo della partecipazione popolare alla Resistenza.
Simbolo anche della linea continua che porta dalla prima fase della Resistenza,
che ebbe per protagonisti unità dell'esercito, soldati e ufficiali che
rifiutavano la resa, "sbandati", ribelli-patrioti, ininterrottamente
fino alla costituzione di formazioni partigiane, rafforzate e protette
dall'appoggio istintivo della popolazione.
Borgo San Dalmazzo, uno dei quattro campi di concentramento di ebrei in Italia,
con Fossoli, Bolzano e la Risiera di San Saba, ricorda la Shoah, suprema
vergogna della storia europea. Ma noi non dimentichiamo che i più di mille
ebrei di mezza Europa, non italiani, che avevano cercato rifugio dopo l'8
settembre 1943 nelle vostre montagne, vi erano giunti da Oltralpe al seguito e
con l'aiuto generoso delle nostre truppe, che già li avevano protetti dalla
Gestapo nella Francia di Vichy.
Un terzo di loro fu poi catturato, e il campo di Borgo San Dalmazzo fu, per 349
ebrei ivi rinchiusi, soltanto una tappa per Auschwitz; lo stesso percorso
seguirono 28 ebrei piemontesi. Di tutti loro, soltanto 12 fecero ritorno.
Ma, grazie all'aiuto della popolazione, e all'opera di un grande sacerdote, Don
Raimondo Viale, custode di antiche virtù religiose, oggi ricordato nel Giardino
dei Giusti a Gerusalemme, la maggioranza di coloro che erano partiti da oltralpe
sfuggì alle retate naziste e si salvò nelle vostre vallate, sopravvivendo a
due lunghi inverni. Mi dicono che molti di loro tornano spesso a visitare i
luoghi della loro salvezza, a riabbracciare i loro salvatori. Nel momento più
tragico rifulse ancor più l'umanità della nostra gente.
Giornate come queste rafforzano in me la fiducia nelle virtù del nostro popolo,
la fiducia nelle nostre istituzioni democratiche, saldamente radicate nella
coscienza e nel costume degli Italiani.
Operiamo e comportiamoci in modo che prevalga il meglio di noi. Usiamo più la
ragione che gli impulsi e i risentimenti che non rispecchiano lo stato d'animo
dominante dei cittadini.
Teniamo cari i principi della nostra Costituzione, che ha come presupposto il
rispetto reciproco fra le istituzioni in cui si articola la nostra Repubblica.
Abbiamo il dovere di trasmettere alle generazioni future istituzioni rafforzate,
non indebolite dai nostri comportamenti. Lo dobbiamo a coloro che col sacrificio
della loro vita diedero vita alle nostre libertà.
Vi auguro di proseguire con successo nel cammino che avete intrapreso. So che lo
saprete fare, che lo farete.
Vi ringrazio.