INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
A BOVES IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA
COMMEMORATIVA DEL 60° ANNIVERSARIO DELL'ECCIDIO
Boves, 19 settembre 2003
Signor Giudice Costituzionale,
Signori Presidenti della Giunta e del Consiglio Regionale del Piemonte,
Onorevole Sottosegretario,
Signor Presidente della Provincia di Cuneo,
Autorità,
Cari cittadini di Boves,
grazie, Signor Sindaco, per le sue parole di benvenuto in questa cittadina del
Piemonte testimone delle virtù migliori del popolo italiano.
Boves, per gli italiani, significa la prima città martire della sopraffazione
nazista. Lo testimoniano le due medaglie d'oro, al merito civile e al valor
militare, che sono appuntate su quel gonfalone.
A Boves i civili, la gente comune sperimentò la violenza bestiale, la slealtà,
la degenerazione morale delle SS naziste.
La gente comune volle, desiderò reagire, con le armi in pugno.
Era gente, come lo è oggi, di famiglie laboriose, silenziose, ricche di
tradizioni militari soprattutto nel corpo degli Alpini, fatte di persone
coraggiose, mai impulsive o avventate.
La tragedia di Boves rappresenta l'inizio della guerra partigiana, così come
Porta San Paolo, Cefalonia e tanti altri episodi rappresentano l'inizio della
guerra di Liberazione. Ed anche io, nel rendere onore ai caduti, sono stato
impressionato dal numero dei cittadini di Boves scritti su quel marmo, caduti
sui fronti di guerra, sul fronte della Liberazione.
Sono militari come il tenente Ignazio Vian - che verrà catturato e impiccato -
che danno vita alle prime formazioni partigiane, già dieci giorni dopo
l'armistizio. Essi dimostrano, al ponte di Sargent e sulla Bisalta, che sono in
grado di dare del filo da torcere agli occupanti. Gli italiani, i militari, gli
alpini sanno combattere. Hanno coraggio.
Per questo, si scatena la furia nazista contro i civili inermi, il 19 settembre
del 1943 e poi più volte nell'anno successivo (centinaia di case bruciate,
decide di assassinati). Contadini, insegnanti, operai, studenti, gente comune si
schierano al fianco dei partigiani, li sostengono e combattono con loro.
Queste montagne, questa grande provincia sono una terra di antica lealtà alla
causa nazionale. Questa è anche terra d'elezione della Resistenza. Essa
testimonia all'Italia la diretta continuità tra Risorgimento, Resistenza,
Costituzione repubblicana in un filo morale che è il desiderio di difendere la
Nazione dalla sopraffazione.
Qui la Resistenza ebbe la sua espressione più vasta e articolata
nell'equilibrio - qualche volta difficile, ma sempre volto alla causa comune -
tra le Brigate Garibaldi, le Brigate di Giustizia e Libertà, le formazioni del
maggiore Enrico Martini Mauri.
Le medaglie d'oro delle città, le medaglie d'oro al valor militare meritate da
tanti eroi su queste montagne sono intessute dello stesso colore: verde, bianco
e rosso. La libertà della Patria era l'obiettivo che stringeva tutti sotto il
tricolore, rigenerato per le generazioni successive che oggi lo amano e lo
sentono come il simbolo di unità nazionale, anche in questo secolo di grande
apertura internazionale.
La Resistenza è stato il modo in cui un popolo ha conservato l'onore e il
rispetto di se stesso.
In tal modo, lo sento, quella esperienza di impegno e sacrificio per la Patria
viene percepita anche dai più giovani, da ragazzi nati da genitori i quali, a
loro volta, non hanno vissuto quei giorni.
I giovani sono consapevoli, e sta a noi renderli sempre più consapevoli, che
senza la Resistenza, senza il Risorgimento, questo Paese oggi sarebbe peggiore.
Per questo intendiamo conservare, celebrare con pienezza il significato
fondamentale della Festa Nazionale del 25 aprile, accanto al 2 giugno e al 4
novembre, come momenti di riflessione, di festa, di gioia per i valori della
nostra comunità.
Anche l'anno prossimo festeggeremo il 25 aprile al Quirinale, dove - e lo dico
qui al nord dell'Italia - avrò l'onore di appuntare la medaglia d'oro con il
nastro azzurro al gonfalone di una città del Sud, Barletta, che seppe reagire
con successo al tentativo di occupazione tedesca. Certo, la Resistenza non è
stata vissuta ovunque nello stesso modo, ma c'è stata ovunque in Italia, anche
al Sud, ed è patrimonio comune di tutti gli italiani. Viva l'Italia libera e
unita.