INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
IN OCCASIONE DELLA
CONSEGNA DEI DIPLOMI DI 1^ CLASSE CON MEDAGLIA D'ORO
PER L'ANNO 2002 AI BENEMERITI DELLA SCUOLA,
DELLA CULTURA E DELL'ARTE
Palazzo del Quirinale, 3 novembre 2003
Signor Ministro dell'Istruzione,
cari insegnanti benemeriti della Scuola,
soprattutto cari ragazze e ragazzi,
ho voluto premiarvi alla vigilia del 4 novembre; voi studenti, per il
bellissimo lavoro sulla storia d'Italia; voi docenti, per l'impegno che dedicate
ogni giorno per la costruzione della società civile - per sottolineare con
forza il significato profondo che ha per noi, oggi, la ricorrenza del 4
novembre.
Il legislatore repubblicano nel 1948 definì, con un'intuizione illuminata, il 4
novembre "Giorno dell'Unità Nazionale". L'anniversario della
vittoria del 1918 ha significato da allora il completamento dell'indipendenza
nazionale; la prima guerra mondiale fu indubbiamente animata dai valori del
Risorgimento.
In questa ricorrenza, giustamente, la Nazione celebra le sue forze armate, per
lo straordinario contributo dato all'unificazione e alla costruzione della
Patria.
Con la cerimonia di oggi intendiamo aggiungere un elemento importante al
concetto di "Unità Nazionale": il contributo straordinario che
ad essa hanno dato, nel secolo e mezzo passato, e danno ogni giorno insegnanti e
studenti per la costruzione di una società unita nei valori, cementata da una
lingua amata e praticata, da un patrimonio di arte e di scienza.
Il 4 novembre ha uno stretto nesso di continuità con altre due ricorrenze: il 2
giugno, giorno della celebrazione della nascita della Repubblica e del suffragio
universale, anche femminile, fondamenta delle libere istituzioni; il 25 aprile,
segno della riconquista dei valori civili e delle libertà ad opera della
Resistenza, poi fissati, per volontà di popolo, nella nostra Costituzione.
Queste tre ricorrenze costituiscono un tutt'uno, una triade inscindibile. In
essa i cittadini si ritrovano, orgogliosi della Repubblica, della Nazione, della
Costituzione, animati dai principi di Unità e Libertà che ispirarono tutto il
Risorgimento.
"Nazione" venne definita da Ernest Renan, in una celebre
conferenza del 1882, "un plebiscito di tutti i giorni". Non è
un dato prodotto solo dalla storia, dalla natura, ma è il frutto della
consapevolezza di un popolo di costituire una comunità di valori.
Questo concetto di nazione, proprio per il contenuto universale dei valori che
lo animano, non conduce all'isolamento, ma all'apertura: in primo luogo verso le
genti, le nazioni vicine, che di quegli stessi valori si sono alimentate,
scambiandosi esperienze reciproche attraverso relazioni, talora anche
burrascose, che comunque le hanno coinvolte in vicende storiche comuni.
In questo senso, per l'Italia, il significato della parola "nazione"
è indissolubilmente legato all'idea delle libertà civili e dell'integrazione
in una Europa di popoli liberi. Nazione ed Europa, nel pensiero politico
italiano, sono un unico ideale: nel 1848 la scoperta della "nazione
italiana" è la scintilla che diffonde la primavera dei popoli
d'Europa. Così la pensò Mazzini, e così in una magistrale lezione tenuta a
Milano in piena guerra la fece rivivere Federico Chabod. Pochi giorni dopo
quella conferenza, Chabod, lasciò Milano per aderire alla Resistenza.
Per noi italiani, dunque, la riscoperta dell'amor di Patria, l'orgoglio di
essere Nazione, la consapevolezza della nostra cultura millenaria - cultura da
sempre intessuta di ideali civili - si coniugano con la costruzione di una
Unione Europea non più solo economica, ma dotata di una vera cittadinanza, di
una Costituzione. L'Europa è, saprà essere, uno spazio di civiltà unico al
mondo, dotato di sue istituzioni, di un livello senza eguali di libertà, di
rispetto della dignità di ogni essere umano, e di diritti civili, assistenza
sociale e di solidarietà.
Nel gennaio del 1851, all'Università di Torino, Pasquale Stanislao Mancini,
rifiutò il concetto naturalistico, meramente etnico di "nazione"
spiegando che "nazione" è "la coscienza della
nazionalità, il sentimento che ella acquista di se medesima e che la rende
capace di costituirsi". La "nazione" non esiste
veramente senza la volontà e la consapevolezza del popolo, dei cittadini.
Cari Insegnanti,
con il vostro lavoro nelle scuole della Repubblica, voi diffondete, rendete
effettivo quel "plebiscito di tutti i giorni" di cui parlava
Renan. L'insegnamento, la conoscenza, l'esempio di applicazione allo studio sono
le basi della nostra comunità nazionale.
Quel "plebiscito di tutti i giorni" l'ho ritrovato nei Vostri
lavori, cari ragazzi.
L'iniziativa del concorso nazionale bandito dall'Istituto per lo Studio del
Risorgimento Italiano e dal Ministero dell'Istruzione, ha avuto il sostegno di
numerosi quotidiani nazionali. Ho apprezzato l'impegno di tutti. I vincitori del
concorso sono qui con noi: gli studenti di Legnago e quelli di Torre Annunziata.
I primi hanno realizzato l'opera "I martiri di Belfiore" in
forma di giornale, con i caratteri dell'editoria ottocentesca. Ci hanno narrato
le vicende carcerarie dei patrioti mantovani, facendo rivivere il clima di cupa
oppressione che li spingeva a rischiare la vita per conquistare la libertà. Gli
studenti di Torre Annunziata hanno studiato fonti di archivio dimenticate per
tracciare i profili di patrioti, mai raccontati.
Era questo che avevo in mente quando tre anni fa avanzai la proposta ai ragazzi
delle scuole dicendo: "Scrivete voi la storia d'Italia!".
Iniziative come questa sono il modo migliore per coinvolgere più da vicino il
mondo della scuola nella preparazione del grande evento che si svolgerà nel
2011, la celebrazione dei 150 anni dell'Unità d'Italia.
A tutti il mio apprezzamento, il mio augurio.