INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CERIMONIA DI CONSEGNA DELLE
INSEGNE DELL'ORDINE MILITARE D'ITALIA
IN OCCASIONE DEL
GIORNO DELL'UNITA' NAZIONALE E FESTA DELLE FORZE ARMATE
Palazzo del Quirinale, 4 novembre 2003
Signor Presidente della Corte Costituzionale,
Signor Vice Presidente del Senato,
Signor Vice Presidente della Camera,
Signor Ministro della Difesa,
Autorità militari e civili,
Decorati dell'Ordine Militare d'Italia,
Cari allievi e allieve delle Scuole militari,
il 4 novembre del 1944, un fante, un marinaio, un aviere e un partigiano
salirono la scalea dell'Altare della Patria per rendere omaggio al Milite
Ignoto.
Fu quella la prima cerimonia della nuova Italia, in piena guerra di Liberazione,
con il territorio ancora occupato e diviso.
Essa celebrò i valori di un popolo che sentiva di essere Nazione, desiderava
difendere l'integrità della Patria, l'autorità e l'indipendenza delle sue
istituzioni.
Fu il Presidente del Consiglio, Ivanoe Bonomi, a volere quella celebrazione. La
volle perché sapeva che soltanto sui valori dell'unità nazionale, del
Risorgimento, della tradizione militare si poteva ricostruire l'Italia delle
libertà civili.
Ventitre anni prima, era stato lo stesso Bonomi a organizzare, anche allora
quale Presidente del Consiglio, la grande celebrazione che culminò, il 4
novembre del 1921, con la sepoltura della salma del milite ignoto al Vittoriano,
un evento centrale della memoria collettiva della Nazione. Fu quello un attimo
fuggente di concordia nazionale nell'inferno della sventurata vicenda, di
debolezze e di equivoci, che condusse alla capitolazione dello Stato
costituzionale, di fronte alla prevaricazione del fascismo.
Ho voluto ricordare l'origine storica di questa Giornata dell'Unità Nazionale
nella quale l'Italia repubblicana si stringe attorno alle sue Forze Armate, nel
ricordo della Grande Guerra, della Vittoria del 1918, perché il 4 novembre deve
rimanere, anzi, deve rafforzarsi come solennità civile della Repubblica.
Il 4 novembre è un tassello essenziale nel percorso della memoria che ha il suo
perno nella Festa del 2 giugno, la nascita, per volontà del popolo, della
Repubblica.
Le Istituzioni hanno il dovere di irrobustirlo, per consentire alla comunità
nazionale di celebrare i propri valori. Giornata dell'Unità Nazionale, non
soltanto delle Forze Armate: il ricordo degli eroi e delle battaglie della
nostra storia risorgimentale non può andare disgiunto dal patrimonio di
cultura, di lingua, di arte che ha cementato il popolo italiano, che lo ha
portato ad essere libero e unito.
La consegna delle insegne dell'Ordine Militare d'Italia è divenuta - dall'anno
2000 - il momento culminante delle celebrazioni del 4 novembre.
L'Ordine - il più antico dello Stato italiano - è la massima ricompensa per le
attività specifiche del militare. Premia, oltre al coraggio individuale, anche
la capacità di comando, l'intelligenza, l'impegno pieno nel perseguire i
compiti affidati.
In tutte le missioni internazionali, anche nelle più difficili, al militare
italiano vengono riconosciute da tutti, insieme con la professionalità, la
flessibilità, la capacità di comprensione, di dialogo, dei nostri ragazzi, in
una parola la nostra "umanità".
Cari giovani delle Scuole militari,
con i Comandanti che oggi premiamo, premiamo anche tutti i loro uomini.
Pochi giorni fa ho voluto salutare di persona i reparti di Alpini e di
Paracadutisti del contingente "Nibbio" che rientravano
dall'Afghanistan. Qui rinnovo loro e con loro a tutti i militari impegnati in
missioni di pace nelle più varie parti del mondo la riconoscenza degli italiani
per quello che hanno fatto e fanno per la difesa della sicurezza nazionale, dei
nostri valori, della nostra civiltà.
Gli italiani apprezzano sempre di più il lavoro delle Forze Armate.
Le forze militari italiane hanno ritrovato negli ultimi anni una profonda
sintonia con la nostra società civile. E ciò è avvenuto grazie alle missioni
di pace, di tutela della sicurezza, contro il terrorismo e a "come"
Voi le avete svolte.
Le missioni internazionali di pace hanno costituito una vera e propria nuova
fonte di legittimazione sociale per le Forze Armate della Repubblica. Hanno reso
possibile il ritorno della sfilata del 2 giugno in un contesto di concordia
civile, di simpatia, di affetto, di orgoglio.
Alcune settimane fa, una autorevole organizzazione pacifista, l'Archivio del
Disarmo, mi ha illustrato i risultati di una loro ricerca: dal 1994 a oggi la
fiducia nelle nostre Forze Armate è salita dal 36 per cento a oltre il 67 per
cento.
In particolare, l'87 per cento dell'opinione pubblica ritiene che "i
militari italiani sono bravi soprattutto nei rapporti umani". Questi
dati attestano una realtà importante: il capitale di fiducia che è affidato
nelle Vostre mani dall'intera Nazione e che va alimentato, consolidato.
Signor Ministro,
l'Italia è uno Stato fondatore della NATO e ne è convinto sostenitore anche
nella nuova realtà politica mondiale. Oggi, in un quadro di complementarità
con la NATO, si va sviluppando una politica di difesa europea. Un elemento
essenziale è la messa a punto di strutture e di capacità militari adeguate. Ho
fiducia che le difficoltà nel reclutamento dei volontari saranno superate.
La Presidenza del Comitato Militare dell'Unione Europea sarà presto assunta dal
Generale Mosca Moschini: a lui rivolgo gli auguri più vivi per il nuovo
importante incarico che riflette l'unità di intenti dell'Italia con l'Unione
Europea.
Le Forze Armate italiane necessitano di un generale miglioramento e
ammodernamento dei mezzi e delle tecnologie, ma al di là delle risorse
finanziarie, il miglioramento della qualità professionale dei nostri ragazzi,
l'intensità dei sentimenti che animano loro e i loro Comandanti, li ho letti
negli sguardi, nei volti di quelli che ho incontrato al loro ritorno
dall'Afghanistan. Per questo, ci sentiamo fiduciosi in un futuro nel quale
l'Italia saprà sempre più contare sulla dignità e l'onore delle Forze Armate
della Repubblica, e le sosterrà sempre più con il suo consenso.
Viva le Forze Armate, Viva l'Italia.