INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA "GIORNATA NAZIONALE PER LA RICERCA SUL CANCRO"
Palazzo del Quirinale, 9 novembre 2003
Signor Presidente della Camera dei Deputati,
Signor Rappresentante del Senato,
Signor Giudice della Corte Costituzionale,
Signor Ministro,
Autorità,
Caro Presidente Noto,
Cari Professori Veronesi e Galimberti,
Signore e Signori,
grazie per le parole di cortesia che avete voluto rivolgermi. Ma ringrazio
soprattutto per i vostri interventi su questo problema così sentito da tutti
noi. Inoltre non ho che da compiacermi per i risultati raggiunti in questi anni
e dei propositi per migliorare la ricerca in Italia nel campo biomedico.
Quest'anno la Giornata del Cancro è dedicata al "linguaggio della
ricerca". Ci porta un messaggio di speranza e di fiducia. La speranza
deriva dal fatto che i ricercatori cominciano a comprendere i messaggi genetici
e molecolari delle cellule che, quando sono alterati, sono alla base dello
sviluppo dei tumori.
Siamo nel mezzo di una rivoluzione scientifica che porterà un contributo
importante alla cura e alla prevenzione di molti casi di questo male, che
affligge l'umanità.
Questi risultati lasciano chiaramente intendere quanto la ricerca di base sia
essenziale per il progresso delle nostre conoscenze.
Dobbiamo perciò impegnarci anche in Italia sempre di più, al fine di
raggiungere una maggiore efficienza delle nostre Università e dei nostri
Centri. Occorre necessariamente uno sforzo comune dello Stato, del mondo
dell'industria, di associazioni e cittadini.
Per quanto riguarda lo Stato abbiamo preso atto di quanto detto dal Ministro
Sirchia. Ci auguriamo che nella responsabilità di dovere rispettare i limiti di
bilancio, si riesca tuttavia a trovare il modo per dare soluzione ai problemi
che, sia oggi che in questi giorni, sono stati portati all'attenzione di tutti
quanti noi. A cominciare da quello del gruppo dei ricercatori che hanno
partecipato ai concorsi, che li hanno superati e che ancora attendono di poter
entrare a svolgere il loro lavoro.
Aggiungo che anche in questo campo, come in tutti i settori della Pubblica
Amministrazione, sarebbe bene che il flusso delle nuove leve avvenisse con
regolarità, non comportando ciò incrementi addizionali di costi nel medio e
lungo periodo. Oltretutto servirebbe a dare ai giovani laureati indicazioni
precise circa le prospettive che per essi si aprono, e sulla consapevolezza che
vi sono concorsi, selezioni regolari che portano possibilmente di anno in anno,
o al massimo di biennio in biennio, a intraprendere un certo tipo di vita
professionale. E così anche nel campo della ricerca.
Circa i privati sono convinto che sia interesse per gli imprenditori investire
di più nella ricerca, per il successo duraturo delle loro imprese.
Credo che le imprese se non sono miopi e se non guardano al successo
dell'immediato, non possano non riconoscere come il loro futuro sia affidato in
tutti i campi a una maggiore attività di ricerca, sia partecipando alla ricerca
di base, sia alla ricerca applicata.
Ritengo che se si stila una graduatoria del vero successo delle imprese
italiane, si constaterà che essa è essenzialmente correlata al rapporto che
ciascuna di queste imprese presenta fra investimenti in ricerca e fatturato.
Tornando più specificamente ai temi di questa "Giornata" tutti
dobbiamo avvertire ed avvertiamo il dovere civico di contribuire allo sviluppo
delle Università e dei Centri di ricerca. E a tal proposito vedo con piacere
che associazioni come l'Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro, che è
stata capace di farsi conoscere a fondo, riesce ad ottenere contributi da
privati non indifferenti.
In tutti questi anni del mio settennato di Presidente della Repubblica ho
continuamente incoraggiato la ricerca, insignendo molti ricercatori, soprattutto
nel campo medico.
Non vi è dubbio che i ricercatori italiani siano tra i migliori e che anche
nella ricerca sul cancro sono stati compiuti passi avanti proprio grazie al
contributo di italiani, che però spesso lavorano in strutture straniere. Uniamo
le nostre forze in una alleanza stretta affinché anche in Italia si
moltiplichino i Centri eccellenti di ricerca medica.
Ho letto nei giorni scorsi la notizia relativa a un ricercatore italiano,
Fabrizio d'Adda, che ha scoperto il fenomeno all'origine dell'invecchiamento
molecolare, scoperta che mi dicono utilissima per combattere i tumori.
E' questo l'esempio di un "cervello" rientrato, così come ve
ne sono altri. E su questa strada bisogna continuare.
E' bene che tutti i giovani desiderosi di impegnarsi nella ricerca trascorrano
un periodo di tempo più o meno lungo all'estero, per entrare e crescere a
contatto della comunità scientifica internazionale. Tuttavia, perché la
qualificazione professionale raggiunta si concretizzi in un capitale culturale e
tecnologico utile alla crescita per lo spazio della ricerca da noi e in Europa,
è necessario creare attrezzature e condizioni di lavoro scientifico adeguate.
Non dobbiamo mai dimenticare che l'Università non esiste solo per insegnare, ma
è nata per creare nuove conoscenze, perché solo così facendo si sarà in
grado di insegnare criticamente alla luce di metodi di lavoro che vengono
seguiti e che sono portati avanti nella ricerca delle università.
Nel Rinascimento artisti, scienziati, filosofi e uomini di cultura scendevano in
Italia, nelle nostre Università, da tutte le parti d'Europa, perché vi era
cultura e competizione.
Non parlo mai di umanesimo, ma di scienze umanistiche e sono d'accordo infatti
che la cultura sia un tutt'uno fra formazione umanistica e formazione
scientifica. Evitando di fare questa distinzione.
Per me alla base vi è lo stesso elemento di cultura, di civiltà, di "curiosità,
desiderio di sapere, di conoscere", come sosteneva Giovanni Maria Pace,
la cui memoria oggi abbiamo onorato con la consegna del premio al merito della
ricerca.
Anche ai miei collaboratori ripeto sempre di non stancarsi mai dal porsi dei
perché. Così facendo si riceve la spinta alla conoscenza in qualunque settore
dell'attività umana.
Con questi sentimenti e con l'auspicio di sempre maggiori successi scientifici
in questo campo, vi saluto augurandovi un lavoro sempre più proficuo.