INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CERIMONIA PER LO SCAMBIO DEGLI
AUGURI DI NATALE E CAPODANNO
CON LE MAGISTRATURE DELLA REPUBBLICA
Palazzo del Quirinale, 18 dicembre 2003
Signor Presidente del Senato,
Signor Presidente della Camera dei Deputati,
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri,
Signor Presidente della Corte Costituzionale,
Autorità,
Signore e Signori,
La ringrazio, caro Presidente Pera, per i cortesi auguri che ha voluto
rivolgermi, a nome delle Magistrature della Repubblica e Suo personale.
E' stato particolarmente emozionante per tutti noi iniziare la tradizionale
cerimonia degli auguri di Natale delle Magistrature della Repubblica salutando
alcuni Cavalieri di Vittorio Veneto, italiani che hanno combattuto la Grande
Guerra, sull'Isonzo, sul Carso, sul Piave.
Essi hanno portato le stellette nell'ultima Guerra di Indipendenza, conquistando
il ritorno alla Patria di Trento e Trieste. Alcuni di loro, i più anziani,
hanno servito la Patria in armi dal 24 maggio 1915 al 4 novembre 1918.
A tutti loro, alla generazione dei padri che hanno completato il Risorgimento
Nazionale va la nostra più viva e commossa riconoscenza di Italiani.
Quest'anno è l'85° Anniversario della Vittoria. L'anno prossimo, festeggeremo
il 4 novembre a Trieste, ricordando il suo secondo ritorno alla Patria, nel
1954. Sarà un momento importante per la memoria comune, condivisa, che sentiamo
sempre più forte, sempre più matura nel cuore e nella consapevolezza dei
cittadini.
Fu questo ritorno di Trieste all'Italia uno dei primi importanti successi della
nostra Repubblica, fondata sui valori del Risorgimento e della Resistenza.
In questo momento, il nostro pensiero commosso va al sacrificio dei militari e
dei civili caduti in Iraq nell'adempimento di una missione di pace.
A quel doloroso evento, i cittadini italiani hanno risposto con una spontanea,
forte manifestazione di unità.
L'impegno dell'Italia per contribuire a restituire prospettive di stabilità e
di progresso democratico all'Iraq è ancorato a quello della comunità
internazionale espresso nelle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle
Nazioni Unite, in particolare nella Risoluzione 1511.
Soltanto un rinnovato sforzo collettivo di convinta adesione ai principi delle
Nazioni Unite e ad un sistema multilaterale, capace di cementare la fiducia
reciproca fra le nazioni, ci consentirà di rispondere con successo alle sfide
del XXI secolo.
Sono certo di interpretare il sentimento di tutto il popolo italiano
nell'esprimere profonda gratitudine alle nostre Forze Armate, che svolgono le
loro missioni di pace lontano dai nostri confini, con senso del dovere, con
coraggio di fronte al pericolo, fino all'estremo sacrificio.
Ai familiari dei caduti di Nassirya mi sento unito nel dolore e nella speranza
che l'ideale della pace, per il quale i loro congiunti hanno dato la vita,
ispiri la convivenza fra tutti i popoli.
Un vivo augurio rivolgo, altresì, a tutte le Forze dell'Ordine che si applicano
con grande dedizione e spirito di sacrificio ai loro compiti, dando prova di
professionalità e consapevolezza della centralità della loro funzione per la
integrità dello Stato e delle sue istituzioni democratiche e per la sicurezza
dei cittadini.
Il destino dell'Italia è sempre più legato all'Europa e al Mediterraneo.
Tutti gli eventi di quest'anno hanno dimostrato l'insostituibilità dell'Unione
Europea. Solo attraverso un quadro europeo strettamente coeso e integrato
riusciremo a far valere le nostre ragioni, i nostri principi ed interessi: nella
risoluzione dei conflitti, nel consolidamento di un ordine internazionale
fondato sul rispetto dei diritti umani, nel dialogo interculturale, nei grandi
negoziati commerciali con i nostri partner mondiali.
L'impegno dell'Italia per assicurare il progresso dell'integrazione europea
risponde al sentire profondo del popolo italiano, che ha trovato coerente
espressione nell'azione di politica estera di ogni nostro Governo sin
dall'istituzione della Comunità del Carbone e dell'Acciaio.
E' una realtà che attende il suo consolidamento istituzionale.
Quest'anno, l'auspicata approvazione di un Trattato Costituzionale purtroppo
non si è realizzata. L'accordo non ancora raggiunto in sede di negoziato
intergovernativo non diminuisce la fiducia che il cammino verso una più
compiuta integrazione, fondamentale per il futuro dell'Europa, venga ripreso al
più presto, avendo come immutato e insostituibile punto di riferimento il
progetto di Trattato Costituzionale preparato dalla Convenzione.
Questa è stata ed è la convinzione dell'Italia, l'impegno di tutte le sue
istituzioni.
Dal raggiungimento dell'obbiettivo di dare all'Unione europea una Costituzione
continua a dipendere - e l'urgenza è massima, ce lo ricordano tutti i giorni
gli eventi internazionali - la effettiva capacità dell'Unione europea di
operare come fattore di stabilità, di democrazia, di progresso nei rapporti
internazionali: nei confronti dei Paesi dello spazio europeo ampliato, nel
rapporto transatlantico, a livello mondiale.
Il terrorismo internazionale, i flussi migratori incontrollati, gli
interrogativi ambientali, pesano sulla salute del pianeta e di noi tutti;
sollecitano un'azione forte, globale di contrasto; essa non può prescindere
dall'affrontare le cause profonde di tutti questi fenomeni.
Il risanamento della frattura fra mondo industrializzato e mondo in via di
sviluppo, che soprattutto in Africa continua a manifestarsi con crescente
drammaticità, è la premessa indispensabile a un ordine mondiale capace di
garantire a tutte le nazioni prospettive sicure di stabilità e di progresso.
Esse si basano su rapporti di autentico partenariato fra il Nord e il Sud, l'Est
e l'Ovest del mondo, richiedono una conduzione delle relazioni internazionali
improntata al rispetto di principi e regole da tutti condivisi.
Dopo i temi di politica estera, che hanno avuto un peso speciale nell'anno che
volge al termine, soffermiamoci ora su alcuni problemi interni.
Sul fronte economico, come sempre, l'intreccio di fenomeni congiunturali e
strutturali è stretto.
Nel mio viaggio attraverso l'Italia (ho già visitato 73 province) continuo a
riscontrare segni confortanti di vitalità, in particolare del nostro tessuto di
piccole e medie imprese, frutto di inventiva, di flessibilità. Recentemente,
nella provincia di Caserta, ho visitato il centro orafo Tarì: esso rappresenta
un esempio da seguire sul modo di fare sistema, nel mettere in comune, oltre ai
servizi logistici, la formazione, la ricerca, la commercializzazione; è un "sistema"
che permette alle piccole e medie imprese di sfuggire, con successo, al
dilemma tra il salto di dimensioni e il rischio di scomparire.
Sappiamo che nel commercio internazionale le nostre esportazioni perdono quote
nell'area dell'euro e le guadagnano in altre aree: ciò è indice di una
competitività dei nostri prodotti fatta non solo di prezzo, ma di qualità, di
design, di eleganza.
Si avverte forte, nel mondo, il desiderio di condividere i nostri modelli di
gusto, di stile di vita. Certo il quadro in cui operano le nostre imprese si è
arricchito di nuovi concorrenti, come di nuovi mercati in costante crescita. Ma
proprio per questo dobbiamo reagire, facendo sistema, studiando nuove strategie
per far fronte a situazioni nuove.
Le ragioni di lungo periodo dell'andamento della nostra economia stanno
soprattutto nel basso livello di investimenti in ricerca, sia per nuovi prodotti
e nuovi metodi di produzione, sia e ancor più per la ricerca di base.
Una forte capacità di innovazione richiede che si accrescano gli investimenti,
pubblici e privati, in ricerca e sviluppo, così come nel settore della
formazione, della scuola, dell'Università: serve un'alleanza di sistema che
coinvolga pubblico e privato, capitale e lavoro.
Abbiamo in Italia, nel campo della ricerca e della formazione, istituti di
eccellenza. Ne possono essere valorizzate le potenzialità, nel rispetto della
loro piena autonomia, promovendo iniziative e progetti congiunti.
L'attenzione per l'economia reale non deve far venir meno la necessità di
mantenere sotto controllo la finanza pubblica. Sappiamo di dover continuare ad
avere un elevato avanzo primario per ridurre gradualmente l'incidenza del debito
pubblico, che assorbe risorse che altrimenti potrebbero essere destinate a
maggiori investimenti.
La competitività richiede che lo Stato fornisca, oltre a una cornice normativa
semplice, snella, di facile interpretazione, quelle infrastrutture materiali e
immateriali, che sono elemento essenziale della capacità di competere del
sistema-Paese.
Non meno importante, agli stessi fini, è prestare la più vigile attenzione
all'efficienza della pubblica Amministrazione.
Come dissi su questo tema il 1° maggio scorso, in occasione della consegna
delle Stelle al merito del lavoro, la modernizzazione dello Stato e della sua
Amministrazione stanno compiendo passi significativi: per quanto riguarda il
cosiddetto e-government, l'Italia ha migliorato in Europa la propria posizione
nella diffusione delle tecnologie informatiche. Siamo, però, ancora lontani
dall'avanguardia. Dobbiamo, possiamo fare di più.
Una cura particolare va riservata alla disciplina degli accessi alla pubblica
Amministrazione e alla formazione dei pubblici dipendenti. Una cadenza periodica
e ragionevolmente ravvicinata dei concorsi assicurerà un regolare ricambio.
Va, altresì, rafforzata una struttura importante qual è la Scuola superiore
della pubblica Amministrazione, per garantire all'apparato dello Stato la
necessaria disponibilità di competenze di alto livello professionale nelle
fasce dirigenziali.
L'efficienza del "sistema nazione" dipende dal grado di
efficienza delle strutture e degli apparati vitali della cosa pubblica, a
partire dal funzionamento della giustizia. Fin dai primi atti del mio mandato,
non mi stanco di richiamare questo tema nei miei contatti con il Consiglio
Superiore della Magistratura e con il Ministro della Giustizia.
La ragionevole durata dei processi è un presupposto fondamentale per il
mantenimento della fiducia dei cittadini nell'amministrazione della giustizia.
Quest'anno si è visto qualche segno di miglioramento, ma la strada da
percorrere per la normalizzazione della situazione è ancora lunga e irta di
ostacoli.
Richiede l'impegno tenace di tutti gli operatori della giustizia, in primo luogo
dei magistrati e degli avvocati.
Per quanto riguarda la Magistratura, confermo che mi sento garante dei
principi irrinunciabili della sua autonomia e della sua indipendenza, sanciti
dalla Costituzione. E' una garanzia che si pone anche a presidio della tutela
del prestigio e della dignità dell'ordine giudiziario nel suo insieme e dei
singoli magistrati.
Aggiungo - anche in questo caso ripetendomi - il magistrato non solo deve essere
autonomo e indipendente, ma deve anche manifestarsi tale, con il suo
comportamento, in ogni situazione, anche al di fuori dell'esercizio delle sue
funzioni.
Vi sono importanti problemi aperti sul piano degli assetti strutturali
dell'apparato della giustizia. La riforma dell'ordinamento giudiziario
costituisce un'iniziativa di grande rilievo per il Parlamento.
Non intendo discostarmi, anche su questo tema, dal principio al quale mi sono
sempre attenuto: quando il Parlamento discute, il Capo dello Stato tace.
Mi limito quindi a ribadire l'importanza del metodo del dialogo, che dà sempre
buoni frutti, ravvicinando posizioni e superando incomprensioni.
Nel rivolgere il mio messaggio augurale a tutti voi, che portate le più alte
responsabilità nella vita dello Stato, desidero accennare a due segnali
positivi apparsi di recente nell'agone politico e sociale.
Mi riferisco, in primo luogo, alla disponibilità manifestata da maggioranza e
opposizione ad aprire un dialogo costruttivo sui temi principali delle riforme
costituzionali all'esame del Parlamento.
A riscontro del progetto presentato dal Governo si sta delineando un progetto
dell'Opposizione: è la premessa per poter pervenire, attraverso un sereno
confronto, all'adozione di soluzioni largamente condivise. E' con soddisfazione
che registro questa prospettiva.
Ciò mi induce a rinnovare la mia calda esortazione a perseguire con costanza e
determinazione la ricerca di possibili intese, senza mai perdere di vista
l'esigenza che le norme fondamentali, che investono l'architettura degli organi
costituzionali e i loro rapporti, per tempi che travalicano i limiti delle
singole legislature, siano scritte sulla base di un esteso consenso.
L'obbiettivo è alto: riscrivere passi importanti della seconda parte della
Costituzione, facendo salvi e, anzi, rendendo più effettivi i principi
essenziali di libertà, democrazia, eguaglianza e convivenza civile contenuti
nella prima parte.
Il secondo segnale positivo - anche se più tenue - che mi auguro rappresenti un
avvio sulla strada della ricerca del consenso sociale, è offerto dalla
disponibilità al dialogo manifestata dal Governo e dalle Organizzazioni
sindacali, nell'incontro del 10 dicembre scorso, sul tema della riforma
previdenziale.
Con questi due auspici, credo che possiamo lasciarci, al termine di un anno non
facile, guardando con fiducia al futuro della nostra Patria.
A Voi tutti rinnovo il mio grazie a nome della Nazione, per il Vostro operare al
servizio della Repubblica, insieme con l'augurio più fervido per le prossime
festività, che estendo ai Vostri familiari.