Rieti - Teatro Flavio 08/11/2005

Intervento del Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi, in visita alla città di Rieti, in occasione dell'incontro istituzionale con le autorità locali ed i Sindaci della provincia di Rieti


VISITA DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
CARLO AZEGLIO CIAMPI
ALLA CITTA' DI RIETI

INCONTRO ISTITUZIONALE CON LE AUTORITA' LOCALI

Rieti - Teatro Flavio, 8 novembre 2005

 

Signor Presidente della Regione Lazio,
Signor Presidente dell'Amministrazione Provinciale di Rieti,
Signor Sindaco di Rieti,
Onorevoli Parlamentari,
Autorità civili, religiose e militari,
Cari Sindaci della Provincia di Rieti,
Signore e Signori,

vi ringrazio per le parole cortesi, per le cordiali accoglienze, vostre e della cittadinanza. Questo ritorno a Rieti, alla vostra città e alla vostra provincia, che non visitavo da qualche tempo, risveglia in me lieti ricordi: ricordi di questo bellissimo territorio, così vicino a Roma e così intatto, ricco di paesaggi grandiosi, e di monumenti civili e religiosi che testimoniano lo stretto intreccio della storia della Sabina con quella dell'antica Roma, e del Papato.
Si addice ancora oggi alla vostra città la storica definizione, che anche voi avete ricordato, di "ombelico d'Italia", capoluogo di una provincia che confina, come Lei ha ricordato, Presidente Melilli, con tre Regioni - Umbria, Marche, Abruzzo - e con ben sette province, di cui due soltanto sono laziali. Il vostro passato, il vostro presente e il vostro futuro sono segnati da questa centralità, nel cuore della penisola, di un territorio in gran parte montuoso, che declina a Occidente verso la grande metropoli - che attrae, e da cui è attratto - e ad Oriente verso l'Adriatico.

Nel porvi i problemi, di cui mi avete parlato, della vostra economia, e i vostri progetti di innovazione e di sviluppo, è proprio da questa singolare collocazione geografica del territorio che dovete, giustamente, partire. E' la vostra caratteristica; è, per certi aspetti, il vostro punto debole; ma è anche potenzialmente la vostra forza. Un certo isolamento, che vi ha danneggiato sotto il profilo dello sviluppo economico, vi ha anche permesso di preservare, come Lei ha detto, signor Sindaco, "un ambiente incontaminato e salubre", e una "città a misura d'uomo".

* * *

Questa è la novantaseiesima provincia italiana da me visitata, e ciascuna di esse ha, in verità, una sua particolarità. La vostra, mi sembra, è di essere una provincia forse più composita di molte altre, nella natura del suo territorio come nella struttura della sua economia. Come tale, non potete immaginare di percorrere un solo dominante itinerario di progresso; ma piuttosto dovete proporvi di sviluppare tutte le diverse risorse, attuali e potenziali, del vostro territorio, e della vostra gente.

La vostra è una identità complessa. Questo emerge anche da quello che mi avete detto. Non vi distingue soltanto l'antica vocazione agricola - conosciamo tutti l'olio della Sabina, primo in Italia a fregiarsi della Denominazione di Origine Controllata, e uno dei primi sei in Italia a qualificarsi anche per la Denominazione di Origine Protetta. Avete anche, soprattutto in alcune parti del vostro territorio, una vocazione industriale, che ha attraversato fasi alterne, ma che conserva i suoi punti di forza e che non può essere certamente abbandonata. Infine, avete una riconosciuta vocazione turistica, che ha nel Terminillo un punto di particolare richiamo, ma non il solo ad attrarre visitatori, e che va sostenuta con nuove iniziative e una maggiore promozione.
Gli oratori che mi hanno preceduto hanno anche indicato un'ulteriore via di sviluppo, una via nuova, che è quella della crescita di un polo universitario, e di un Parco scientifico-tecnologico: essi possono diventare, se vi impegnerete a fondo in queste iniziative, il primo motore di tutti i vostri progetti di sviluppo, in ciascuno dei campi che ho appena ricordato.
Perché il progresso non nasce dalla Natura, e neppure soltanto dalla Storia. Nasce da quello che siamo oggi, da quello che vogliamo diventare, e da quello che saremo capaci di diventare.

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Guardate alla condizione della nostra Europa nel momento attuale. Il patrimonio di risorse culturali, scientifiche, produttive dell'Unione Europea è ancora oggi insuperato nel mondo. Quando vediamo nascere al lontano orizzonte nuovi giganti, che impiegheranno generazioni per raggiungere il livello di diffuso benessere che noi conosciamo, questo dovrebbe essere per noi motivo di prospettive positive, più che di seria preoccupazione.
Il patrimonio di conoscenze su cui si fonda la grande avanzata della Cina o dell'India ha le sue radici, in larghissima parte, nella nostra civiltà e cultura, nei nostri valori, che sono ancora e più che mai vivi. Le scoperte scientifiche e tecniche ci appartengono. La grande Unione Europea contende agli Stati Uniti la posizione di prima potenza economica al mondo. L'aprirsi, in Asia, di nuovi, vasti mercati, deve apparirci come una grande occasione, quale è realmente, anche se con i connotati e i rischi di una sfida.
Per di più, l'Unione Europea si accinge al confronto con i nuovi giganti asiatici forte non soltanto del suo grande patrimonio economico e culturale: per la prima volta nella nostra lunga storia, andiamo incontro al mondo uniti, e non divisi. Talvolta sembra che non ce ne rendiamo conto, ma in verità abbiamo compiuto un miracolo: nell'arco di una o due generazioni, senza guerre o conquiste militari, abbiamo unificato il nostro continente. In tutta l'Europa regnano la pace, e la democrazia, che sono il terreno naturale per il progresso.
Siamo, per il mondo, una grande potenza, pacifica per sua natura e per sua scelta, che ha creato un modello di istituzioni capaci di far regnare, nelle relazioni fra nazioni diverse, la Fratellanza, la Giustizia e la Pace. E abbiamo dimostrato di avere i mezzi e la volontà di intervenire in conflitti anche remoti, come garanti del progresso, della democratizzazione, del rispetto delle minoranze.
Invece di quella fiducia in noi stessi e nel nostro futuro, che dovrebbe essere il frutto di questa storia di successo, che non ha precedenti, serpeggiano oggi nell'animo di molti Europei incertezza, disagio, paura del mondo e del futuro. Ma è soprattutto della paura che bisogna avere paura. Confido che questa fase sarà superata, come altre volte in passato, forse più in fretta di quanto oggi possiamo sperare.
La lezione che dobbiamo trarre da un esame del quadro economico-politico dell'Europa d'oggi è che "gli esami non finiscono mai": che nessuno può riposare sugli allori; che il mondo di domani sarà quello che noi vorremo che sia, sarà effetto di quello che noi faremo. Dobbiamo operare attivamente per costruire quell'avvenire di benessere e di pace in cui vogliamo che vivano i nostri figli, e i figli dei figli. Il nostro futuro di Europei e di Italiani, ripeto, sarà quello che noi sapremo costruire, con la nostra intelligenza e volontà, unendo i nostri sforzi.

* * *

A tal fine, coltiviamo, prima di tutto ed ovunque, l'arte della conoscenza. Auguro successo ai vostri progetti per la realizzazione di un forte nucleo di insegnamento universitario. Roma, con le sue grandi, fin troppo grandi università, è vicina: voi potete offrire agli studi universitari romani nuovi spazi, richiamare qui ricercatori, insegnanti, studenti, avendo sempre in mente, nella scelta degli indirizzi di studio, le esigenze specifiche della vostra società, del vostro territorio. E la vostra è una provincia per tanti aspetti attraente, non solo per le bellezze della Natura o dell'Arte, ma per la gradevolezza un po' all'antica della vostra qualità della vita.

Coltivate l'arte di vivere insieme, di lavorare insieme, di fare insieme progetti, e di metterli in opera, controllando costantemente a che punto siete giunti della loro realizzazione. E' relativamente facile dire parole di saggezza, delineare piani e progetti. Ma alle parole bisogna far seguire i fatti. L'arte del buongoverno richiede una volontà e una capacità di applicazione costanti.

Da voi ho ascoltato parole che confermano un'impressione maturata nel corso del mio lungo viaggio in Italia, prossimo alla sua conclusione. Appare evidente, a chi ha compiuto questo viaggio, (che penso non abbia precedenti), quanto sia cresciuta, culturalmente oltre che materialmente, la provincia italiana.
E, nel crescere, tutte le nostre province, da Nord a Sud, pur mantenendo la propria identità e le proprie tradizioni, sono divenute per molti aspetti più somiglianti le une alle altre. Nella sua storia, l'Italia non è mai stata così unita, nella cultura, nei sentimenti, come lo è oggi. Lo slancio con cui ovunque sono accolti e fatti propri i simboli della nostra unità - l'Inno di Mameli, il Tricolore - ne è la conferma.
Tutti parlano lo stesso linguaggio, tutti hanno progetti simili. I giovani, soprattutto, sono animati ovunque dalla stessa cultura e dalle stesse ambizioni, si sentono tutti al tempo stesso italiani ed europei, hanno le stesse esperienze di viaggi e di incontri con i loro coetanei di altri Paesi.
Ho avuto centinaia e centinaia di colloqui con imprenditori, sindacalisti, amministratori locali, esponenti della cultura laica e religiosa. Da questi colloqui ho tratto la convinzione che stia emergendo una nuova cultura di governo, una nuova idea di come si può favorire il progresso del proprio territorio. Trovo abitualmente, nella vita di provincia - ed è un'esperienza confortante - concretezza; voglia e capacità di dialogare; poco o nessun fanatismo ideologico. Vi sono quasi ovunque, ai vari livelli dell'amministrazione locale, indipendentemente dal colore politico di ciascuno di questi livelli di governo, indicazioni della volontà di lavorare insieme per la realizzazione di progetti che mostrate di saper condividere, coinvolgendo le forze produttive e le organizzazioni sociali.

La provincia italiana, e questo vale anche per quelle che non sono ai primi posti per il livello del reddito, non è una provincia povera. E quanto alla provincia di Rieti, la vostra è una provincia serena, che si colloca molto in alto in Italia nelle classifiche della qualità della vita. La metropoli affascina, ma la provincia attira: perché offre valori che nei grandi agglomerati urbani rischiano di perdersi. E di questo mi congratulo con voi, con tutto il cuore.
Certo, occorre tagliare alcuni nodi: quando mi parlate della necessità di sviluppare la rete di comunicazioni, stradali o ferroviarie, che lega in modo troppo imperfetto la vostra provincia alle province vicine, non posso non darvi pienamente ragione. La crescita delle infrastrutture dipende anche e in non piccola parte da voi, ma non da voi soltanto; ed è una premessa necessaria per lo sviluppo della vostra economia, in tutti i settori: industriale, agricolo, turistico.

Concludo: sono felice di questa giornata con voi. Vi auguro di andare avanti con impegno e successo nella realizzazione dei vostri progetti. E buon lavoro a tutti voi.