Rivolgo un saluto di grande amicizia a Sua Maestà, Re Felipe VI e al Presidente del Portogallo, Rebelo De Sousa. La loro presenza a Napoli è motivo di onore e di grande piacere, insieme a quella di Sua Maestà Juan Carlos.
Rivolgo un saluto ai Ministri, ai Presidenti delle Fondazioni Cotec di Portogallo, Spagna e Italia, al Presidente della Regione, al Sindaco e a tutti i presenti.
Sono davvero lieto di partecipare a questa tredicesima sessione del simposio annuale del Cotec Europa, che ha dimostrato, in tutti questi anni, di essere un ambito propulsivo nello sviluppo dell’innovazione in questo nostro angolo di Europa.
Il tema affrontato “PA 4.0: Ripensare la Pubblica Amministrazione per un mondo digitale”, è davvero sfidante, particolarmente stimolante, e si inserisce nel solco tracciato dalle riflessioni dello scorso anno sul lavoro nell’era digitale.
È evidente lo stretto rapporto esistente tra progresso dei nostri Paesi e capacità delle Pubbliche Amministrazioni di saper corrispondere in modo appropriato alle innovazioni presenti nel tessuto produttivo e sociale.
Il dibattito ha messo in luce i due fronti ai quali occorre dare risposte.
Da un lato il salto di qualità necessario, su cui, ancora troppo spesso, si registra un ritardo delle strutture burocratiche, impantanate nella babele di gestioni dei dati separate e non interoperabili fra loro. Dall’altro la questione, molto seria, del divario digitale che vulnera gli stessi principi di accesso a una piena cittadinanza.
La spinta subita dal settore privato per gli stimoli della concorrenza e del mercato deve utilmente trasferirsi alla Pubblica Amministrazione che, tuttavia, si trova a operare senza la sollecitazione dell’obiettivo tipico del sistema delle imprese, quello di misurarsi in una competizione.
Il settore dell’amministrazione pubblica deve essere consapevole, in altri termini, che la trasformazione digitale rende la sua missione più rilevante e più efficace. Se le dimensioni di tempo e di spazio sono stati radicalmente modificate dalla dimensione digitale, non possiamo ignorare che questo debba riguardare anche l’attività delle amministrazioni pubbliche.
Il quadro entro il quale operiamo è particolarmente delicato e gli entusiasmi debbono essere accompagnati dalla consapevolezza che ci muoviamo nell’ambito della applicazione di principi che coinvolgono anche la libertà della persona e la tutela della sua identità.
Credo non sfugga ad alcuno che, opportunamente, la Dichiarazione di Tallin, sottoscritta, due anni fa, per l’Italia, dal Commissario per l’Agenda digitale, Diego Piacentini, poneva in luce i risultati positivi che la trasformazione digitale può favorire sul terreno della affidabilità e della integrità della Pubblica Amministrazione. Con netto vantaggio, quindi, per il cittadino.
Parallelamente, non possiamo prescindere dalla considerazione che la interazione digitale deve rappresentare una opportunità, non una difficoltà o, peggio, essere vissuta, da parte dell’utente, come una vessazione, con risultati paradossali se non drammatici, come nella storia narrata dal regista Ken Loach con il suo Daniel Blake.
Negli uffici pubblici devono potersi riflettere con fiducia i volti e le attese dei cittadini e questo deve valere, ovviamente anche per la buona impostazione delle nuove tecnologie. Anche sotto questo profilo le amministrazioni sono chiamate a valorizzare le tante competenze presenti. A queste va assicurato un sostegno tenace e coerente nel perseguire l’agenda digitale.
Si tratta di un'opportunità preziosa per incentivare la vicinanza delle istituzioni ai cittadini; e non può andare delusa.
L’innovazione digitale è un terreno fondamentale, nella società complessa di oggi, per dare efficacia più puntuale alle politiche pubbliche e, insieme, individuare i bisogni autentici dei cittadini.
La tempestività nell’assunzione e nell’esecuzione delle decisioni di governo diventa sempre più essenziale; e la dimensione digitale appare fondamentale in questa direzione. Si tratta di sincronizzare la rapidità del propagarsi e consolidarsi delle innovazioni più radicali nei comportamenti quotidiani con la capacità di risposta delle pubbliche amministrazioni al cambiamento. È uno dei divari presenti nelle società che va colmato.
Abbiamo esempi di eccellenze europee da imitare che ci incoraggiano su questa strada.
Lo scambio di migliori pratiche ed esperienze, tra istituzioni dei nostri Paesi, come in questa occasione, può fornire spunti molto utili per affrontare al meglio le sfide presenti. La collaborazione nel quadro europeo, più in generale, ci fornisce la possibilità di mobilitare maggiori risorse, sfruttare sinergie per la ricerca e l’innovazione in tutti i campi; ci consente di affacciarci e coordinarci su una scala globale. La creazione dell’European Innovation Council in sede di Unione Europea, per il prossimo Programma Quadro, è particolarmente promettente.
Va ricordato che il successo della trasformazione dipende in parte dai cittadini. La mancanza di alfabetizzazione digitale porta a diffidenza o a resistenza verso le novità tecnologiche, e a volte, ritarda la possibilità di migliorare la qualità della vita mediante l’uso dei servizi digitali già disponibili, evitando o eliminando tempi di accesso e di attesa agli sportelli.
La fotografia della situazione, in verità, non sarebbe completa se non evidenziassimo il divario digitale esistente tra persone, territori, dimensione delle imprese, dimensione dei servizi pubblici.
Infrastrutture, età, formazione, competenze, appartenenza a categorie svantaggiate esposte al rischio di marginalizzazione, sono tutti elementi che prospettano il rischio di una “emarginazione digitale” che, almeno in una fase di transizione, può riproporre una questione sociale che richiama quella degli illetterati nel nostro Paese di inizio ‘900.
Con quegli stessi problemi di difficoltà di partecipazione non solo alla vita della propria comunità, a partire dall’inserimento nel mondo del lavoro, ma alla stessa vita democratica.
Ancora una volta la sfida è, quindi, quella della cultura.
Le difficoltà di accesso al digitale non devono creare una nuova categoria di “perdenti” nella società contemporanea, facilmente identificabili, oltre che per fasce di età e di istruzione, con i territori meno dinamici, in debito di infrastrutture.
L’inclusività è uno degli scopi che debbono caratterizzare l’attivazione delle nuove tecnologie, con servizi il più possibile intuitivi e lo sviluppo di applicazioni facili e immediate. Va, peraltro, osservato che non può essere e non è lo smartphone il simbolo contemporaneo dei diritti di cittadinanza.
È, dunque, grande la responsabilità delle pubbliche amministrazioni da tutti i punti di vista, anche sotto il profilo etico.
La gestione dell’intelligenza artificiale nella P.A. è soltanto uno dei profili di grande rilievo che possono essere citati in proposito. Così come l’attualissimo tema della gestione dei dati: il controllo dei “big data” deve essere garanzia della libertà dei cittadini e non sfruttamento delle loro identità. Ancora, non possiamo perdere di vista il valore di una gestione aperta dei dati e dei processi della P.A..
Il Rinascimento fu, in Europa, portatore di spinte importanti all’esplorazione, alla sperimentazione, alla scoperta.
Celebriamo quest’anno il quinto centenario della morte di uno dei suoi esponenti più significativi, Leonardo Da Vinci, un genio al quale potremmo attribuire il carattere di genio digitale, per la sua capacità manuale, da un lato, e, dall’altro, per la sua intelligenza capace di connettere fra loro conoscenze, dati, discipline, tecniche e di finalizzarle tutte verso un nuovo umanesimo.
Proprio questo appare lo spirito necessario in questo nostro esercizio. Quello di riprogettare la Pubblica Amministrazione in un mondo digitale, a servizio realmente del cittadino.