Signor Presidente,
Signora Van der Bellen,
desidero ringraziare vivamente per la squisita ospitalità riservata a me, a mia figlia Laura e alla Delegazione che mi accompagna.
Considero un privilegio essere il primo Capo di Stato invitato a compiere una visita di Stato a Vienna dall’inizio del Suo mandato e sono molto riconoscente per le calorose espressioni di benvenuto e dei sinceri sentimenti di amicizia rivolti, sin dal mio arrivo, alla Repubblica Italiana e, di conseguenza, alla mia persona.
Essere stasera al Castello del Belvedere, con la sublime bellezza che lo caratterizza, è un onore, anche per il valore simbolico di questo luogo, ove nel 1955 fu firmato il Trattato che restituì all’Austria il suo destino di nazione indipendente e democratica, libera e sovrana.
Serbo un ricordo indelebile del clima di cordialità, simpatia e condivisione che ha contraddistinto tutte le nostre occasioni di incontro: al Quirinale - il 2 maggio 2017 - e, solo poche settimane più tardi, a Merano - l’11 giugno - nel quadro del venticinquennale della piena composizione della controversia italo-austriaca sull’Alto Adige/Südtirol.
I rapporti tra Italia e Austria sono ampi e profondi, direi naturali, poste risolutamente alle spalle le eredità imperiali e i contenziosi d’altra epoca.
Ci uniscono la prossimità geografica, legati come siamo dalla comune cultura alpina, e le affinità che nei secoli hanno nutrito i nostri rapporti - di cui questo stesso Palazzo del Belvedere rappresenta una viva testimonianza - che permettono oggi ai nostri cittadini, austriaci e italiani, di sentirsi a casa nell’uno e nell’altro Paese.
Possiamo guardare con legittima soddisfazione allo sviluppo delle nostre relazioni che sono andate consolidandosi e articolandosi in ogni settore: dalla cultura alla ricerca scientifico-tecnologica, dal commercio alla finanza, dall’istruzione al turismo.
Il dialogo fra le istituzioni culturali e artistiche dei due Paesi è caratterizzato da grande desiderio di reciproca conoscenza. Vienna ospita uno dei centri di ricerca nell’ambito dell’importante progetto dedicato al Lessico Etimologico Italiano: conferma della considerazione che si nutre nella Repubblica Austriaca per la nostra lingua.
Una salda e sincera amicizia, che ha permesso la ripresa e lo sviluppo anche di floridi legami economici e consentito la presenza qui di un’ampia rete di aziende e gruppi economici italiani, attivi nei più diversi comparti produttivi, incluso il segmento delle start-up.
Tra i grandi successi da ascrivere alle nostre relazioni vorrei anche e soprattutto menzionare il modello dell’autonomia dell’Alto Adige/Südtirol, esaltandone con orgoglio le caratteristiche di modernità, che lo rendono strumento esemplare nel delicato settore del riconoscimento internazionale dei diritti delle minoranze.
Caro Presidente,
Lei ha trascorso la Sua giovinezza e ha compiuto i Suoi studi in Tirolo.
L’Italia e l’Austria sono due Paesi uniti dalla meravigliosa catena delle Alpi. Una catena montuosa che salda i nostri territori e, nel lasso di qualche anno, sarà attraversata da una delle maggiori opere ingegneristiche dei nostri tempi. Il Tunnel ferroviario del Brennero, parte integrante del progetto che collegherà Palermo e Berlino, diventerà, una volta completato, la più lunga galleria ferroviaria al mondo, esperienza di uno sviluppo rispettoso delle imprescindibili esigenze di sostenibilità ambientale.
Nell’ambito dell’amicizia tra Italia e Austria il Brennero assume un valore emblematico di vicinanza, interdipendenza e libera circolazione.
Una scelta suffragata dai fatti: è molto positivo che il nostro comune confine mai sia stato interessato da provvedimenti di chiusura o limitazione del traffico in deroga ai principi del sistema Schengen.
A ciò ha concorso l’ottimo funzionamento della cooperazione di polizia tra i due Paesi, che consente efficaci attività di controllo e prevenzione nelle aree confinarie.
Signor Presidente, caro amico,
è il futuro dell’Europa ad essere al centro della nostra riflessione. Percepiamo entrambi come sia necessario proseguire con slancio lungo il percorso di integrazione continentale, radicandolo ancor più fermamente nelle nostre società.
Nella seconda metà del ‘900 il progetto europeo è nato quale risposta all’immane tragedia di due Guerre Mondiali.
Oggi occorre non soltanto preservare la memoria di eventi tragici e di successive scelte coraggiose e libere ma rinnovare queste, alla luce delle nuove sfide, nella conferma di quel vincolo di solidarietà fra Paesi e popoli europei che rappresenta il presupposto sul quale trova fondamento la nostra Unione.
Austria e Italia condividono in sede comunitaria sensibilità e responsabilità, in particolare nel sostenere e rafforzare le prospettive europee dei Paesi dei Balcani occidentali, nella consapevolezza che l’ancoraggio all’Unione Europea è condizione essenziale per la stabilizzazione politica e la crescita economica della regione, oltre a rappresentare un valore per la nostra comune sicurezza.
Ancor più che in passato, in questa disordinata e incerta situazione internazionale, abbiamo bisogno di Europa!
Cambiamenti climatici, migrazioni, instabilità diffusa alle porte del continente, guerre commerciali, accesso alla tecnologia, sono temi che nessun Paese europeo, singolarmente, può pensare di affrontare concretamente.
La pace, che il percorso di integrazione ha sinora preservato, il benessere dei nostri cittadini, la possibilità di crescita delle nostre società nella libertà e nella giustizia sociale, sono strettamente legate alla capacità dell’Unione e dei suoi Stati membri di inserirsi autorevolmente nella realtà internazionale - sempre più contrassegnata dal protagonismo di grandi soggetti - ed evitare così una lenta e inesorabile marginalizzazione del nostro continente le cui conseguenze ricadrebbero sui nostri giovani e sulle future generazioni.
Signor Presidente,
a questa agenda appartiene la questione della protezione dell’ambiente, che so quanto Le stia a cuore, come è attestato dall’iniziativa sul clima da Lei lanciata e alla quale ho subito aderito con convinto entusiasmo insieme a molti altri Capi di Stato europei.
Come da Lei giustamente osservato, non bisognerebbe riferirsi alla vicenda come “cambiamento climatico” quanto piuttosto, per definire con onestà la natura dei processi in corso, alla “crisi climatica”.
Una crisi di fronte alla quale soltanto nell’ultimo periodo si va consolidando, nelle leadership e nelle opinioni pubbliche, un adeguato senso di urgenza e la consapevolezza della gravità della situazione.
Si tratta di uno sviluppo positivo che dobbiamo consolidare, adoperandoci quotidianamente per sostenere una cultura del rispetto che abbracci esseri umani e natura in un equilibrio consapevole.
È con questo spirito e con questi auspici, Signor Presidente, che levo il calice al benessere personale Suo e della Sua consorte, alla prosperità del popolo austriaco, all’amicizia tra i nostri due Paesi e all’avvenire dell’Europa.