Palazzo del Quirinale 01/10/2007

Intervista al Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, di Corrado Augias per la trasmissione televisiva: "Le Storie. Diario Italiano".

INTERVISTA AL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
GIORGIO NAPOLITANO
DI  CORRADO AUGIAS
PER LA TRASMISSIONE TELEVISIVA:
"LE STORIE. DIARIO ITALIANO"

PALAZZO DEL QUIRINALE, 1° OTTOBRE 2007

Corrado Augias
Signor Presidente buongiorno. Ho qui in mano questo libro che e' appena uscito, 'Altiero Spinelli e l'Europa', editore 'Il Mulino', dove Lei raccoglie alcuni interventi su questo grande italiano di cui adesso parleremo. Però volevo cominciare, con questa prima domanda, dall'ultimo Consiglio Europeo del giugno di quest'anno, dove si è dovuto constatare che l'Europa si è un po' fermata; Lei lo ha detto: "l'Europa dà segni di stanchezza."

Presidente Napolitano
Ma in realtà è uscita da una crisi durante la quale, di sicuro, si è arrestato il processo di rinnovamento delle istituzioni; poi delle cose le ha fatte, l'Europa. Diciamo: è una macchina complessa che non si ferma mai del tutto per fortuna, anche perché sono state poste le premesse, nel corso di decenni, di politiche di interventi. La verità è che lì sono emerse molte reticenze, molte ambiguità e anche tendenze restrittive rispetto al grande progetto di cui Spinelli è stato, insieme con altri, artefice di una Europa unita politicamente; di una Europa, soggetto politico unitario. Questo, in effetti, ha rappresentato sempre di più un motivo di dissenso e di ritrosia da parte di alcuni Stati membri.

Domanda
Perchè - questa domanda mi viene in mente dalla sua risposta - gli italiani dovrebbero essere contenti dell'Europa? Noi abbiamo avuto l'euro ed è stato accolto con molti mugugni perché - si è detto - i prezzi aumentano con l'euro. In effetti sono aumentati. Quali motivi abbiamo di gioire dell'Europa?

Presidente
Credo che se si pensa un po' a quello che ci ha dato l'Europa, sul piano anche delle relazioni umane, delle relazioni culturali, della conoscenza reciproca e dell'avvicinamento almeno ad una identità comune, già ci sarebbe motivo per trarne consenso e fiducia. Poi, è molto importante il ruolo internazionale dell'Europa, e l'Italia è molto interessata. Parliamoci francamente, dopo la fine della II guerra mondiale, l'Italia, in quanto tale, non avrebbe potuto avere nessun peso sulla scena internazionale, e questo in qualche misura valeva anche per la Germania uscita sconfitta e distrutta dalla II guerra mondiale. Questi paesi hanno potuto tornare ad avere voce, unendosi, da prima nella Comunità Europea dei sei. Oggi, con il mondo che cambia, l'Europa veramente non riuscirà ad avere un'influenza, se non parlando con una voce sola, e mi pare che questo interessi anche molto l'Italia e gli italiani.

Domanda
Lei dice all'Italia tocca in questo senso, una parte non secondaria nel processo di costruzione europea, nonostante le attuali difficoltà del Paese?

Presidente
Naturalmente, le difficoltà interne del Paese, anche la fragilità del quadro politico, le debolezze del quadro istituzionale e le difficoltà della nostra economia incidono sul peso, sul prestigio e sul ruolo effettivo dell'Italia: non basta dire l'Italia è stata uno dei Paesi Fondatori, cosa verissima, e ha avuto una grossa continuità e coerenza di impegno per l'Europa. Tutto questo, purtroppo, non basta; quindi, bisogna davvero augurarsi che si rafforzi l'Italia, la democrazia italiana, l'economia italiana anche per poter dare un contributo maggiore alla costruzione dell'Europa Unita.

Domanda
Presidente, una parte dell'opinione pubblica ha considerato prematuro e addirittura fonte di disagio questo allargamento eccessivo. Siamo diventati mezzo miliardo di cittadini europei con libera circolazione all'interno dei confini dell'Unione, che crea pericoli anche.

Presidente
L'allargamento era diventato, oramai, un impegno non più eludibile. Io ero in Parlamento Europeo già quando, subito dopo il 1989 e il crollo del muro di Berlino, si cominciò a parlare di allargamento, perchè tutti i paesi che venivano dal blocco sovietico cominciarono a bussare alla porta dell'Unione Europea. Quando si pensa che, soltanto nel 2004, quei paesi sono entrati a far parte dell'Unione Europea (cioè 15 anni dopo) non si può dire che sia stato precipitoso l'allargamento; poi si può discutere se alcune modalità e alcune conseguenze potessero essere previste e evitate, forse anche non puntando subito a fare questi paesi membri effettivi a pieno titolo dell'Unione, ma stabilendo un più forte rapporto di associazione.

Domanda
Spinelli: questo Suo libro è dedicato a lui, "Altiero Spinelli e l'Europa". Lei racconta bene qui questa figura. Questo è un altro libro pubblicato dagli Oscar Mondadori; "Altiero Spinelli, Ernesto Rossi il Manifesto di Ventotene". A Ventotene, nel pieno della guerra, con una visione pazzesca, si mette a pensare all'Europa Unita mentre la gente si ammazzava sui vari fronti di guerra.

Presidente
Ma l'idea gli venne proprio guardando quello che accadeva, come la gente si ammazzava nella guerra scoppiata ancora una volta all'interno dell'Europa, nel cuore dell'Europa, anche se poi era diventata una grande guerra mondiale. Il punto di partenza fu come impedire il ripetersi di queste tragedie: ce ne erano state due nel corso del '900 e la seconda ancora non era finita. Come impedire che si torni a questo? La via maestra è quella di togliere poteri sovrani illimitati agli Stati nazionali che poi intrecciano conflitti di ogni genere tra di loro fino alla forma estrema di conflitto, cioè la guerra. E questa fu la grande idea, la grande visione che naturalmente lui in parte trasse da una tradizione di pensiero federalista che già c'era, e forse il nome più importante da citare a questo proposito, come predecessore delle idee di Spinelli sull'Europa, è Luigi Einaudi. Poi fu molto accorto Spinelli, insieme con Ernesto Rossi, a non dire: aboliamo gli stati nazionali. Adesso si attribuiscono a Spinelli delle posizioni che lui non ebbe; lui disse: togliamo agli Stati nazionali quei poteri, e citò in modo particolare il potere militare, il potere di tenere in vita un esercito destinato ad essere contrapposto ad altri, il potere anche di battere moneta. Come abbiamo visto, le cose sono andate abbastanza in questo senso, perché noi abbiamo una moneta unica, abbiamo un mercato comune e cominciamo anche ad avere qualcosa che assomiglia ad una politica di difesa comune rivolta a fini pacifici.

Domanda
Volevo farle l'ultima domanda su una osservazione che fa Ruffolo nella prefazione perché Lei adesso, con questa risposta ha indicato come una delle acquisizioni positive dell'Europa che oggi una vera guerra tra due Stati europei andrebbe nella categoria anche psicologica della guerra civile, della guerra? Scrive Giorgio Ruffolo nella prefazione che l'ormai "declinante Tony Blair si accanisce contro i simboli di quell'unità, l'inno e la bandiera" perchè Blair si oppose all'introduzione ufficiale?.

Presidente
? No, prima firmò il Tattato Costituzionale che conteneva i simboli e poi ci ha ripensato?

Domanda
? e poi ci ha ripensato. Evidentemente spinto dall'opinione pubblica del suo paese, ripensò a quelli che erano i simboli di quell'unità facendo vedere che per lui l'Europa era solo un affare, mentre il cuore stava nell'Atlantico, cioè al rapporto con gli Stati Uniti. Lei la condivide questa osservazione?

Presidente
In larga misura sì; si può dire che un po' tutti i leader inglesi hanno pensato di potersi presentare come, nello stesso tempo, europei ed anglosassoni. Poi questa doppia identità alcune volte si e' sciolta nettamente a favore dell'essere anglosassoni e dell'identificarsi con le politiche prevalenti negli Stati Uniti. Invece noi vogliamo che ci sia un rapporto di cooperazione stretta tra Europa e Stati Uniti, ma nell'autonomia e anche nella valorizzazione dei tratti peculiari della storia, della civiltà e della cultura europea.