Praga 13/04/2011

Brindisi del Presidente Napolitano al Pranzo di Stato offerto dal Presidente della Repubblica Ceca

Signor Presidente della Repubblica Ceca,
Signora Klausová,
Autorità,
Signore e Signori,

è con grande piacere che ho accolto l'invito a compiere questa visita di Stato nella Repubblica Ceca, la prima del Capo dello Stato italiano nel Suo Paese. La calorosa ospitalità riservatami testimonia dei profondi vincoli di amicizia che uniscono i nostri popoli e dell'affetto, Signor Presidente, che lega personalmente Lei all'Italia e alla mia città natale.

Radici antiche alimentano le relazioni tra i nostri Paesi, in una parallela storia di ricerca della libertà di pensiero e di espressione che parte da Jan Hus e Giordano Bruno e si rinnova sino ai nostri giorni, attraverso vicende di grande spessore storico e umano come i rispettivi movimenti di indipendenza nazionale tra '800 e '900, e negli scorsi decenni il generoso sogno della Primavera di Praga, il possente impulso, soprattutto, alla riconquista della libertá nel 1989.

Letterati, artisti e architetti italiani misero a disposizione della Corte in Boemia il loro sapere e il loro ingegno, lasciando tracce indelebili del loro passaggio in questa raffinata città di Praga. E gli eventi previsti nel programma di questa mia visita rispecchiano lo spessore della nostra collaborazione in campo culturale e economico, scandito dai ritmi del crescente successo della Repubblica Ceca emersa dalla caduta del Muro di Berlino.

Signor Presidente,

sono qui a Praga nell'anno in cui l'Italia celebra il centocinquantesimo anniversario della sua Unità. Il mio pensiero riconoscente e commosso va a quei patrioti italiani che "nelle eroiche cospirazioni, dalle segrete dello Spielberg, lottarono per il riscatto italiano". E fu in terra boema che durante la prima guerra mondiale decine di migliaia di profughi trentini fuggiti dalla Valle di Ledro trovarono solidale accoglienza da parte della popolazione locale nonostante la drammatica difficoltà del momento.

In una fase in cui i nostri vicini della sponda meridionale e orientale del Mediterraneo manifestano le loro aspirazioni di libertà e di democrazia, le prove affrontate dai popoli italiano e ceco fino a liberarsi dal dominio totalitario assumono valore ancora maggiore di esempio e di incoraggiamento.

Signor Presidente,

i legami fra i nostri Paesi sono oggi rafforzati e vivificati dalla comune appartenenza all'Europa democratica. L'Unione Europea è una conquista storica delle Nazioni che vi appartengono. Giuntevi per vie diverse, in fasi successive, Italia e Repubblica Ceca sono chiamate ad operare responsabilmente per il futuro dell'Unione nell'interesse dei nostri cittadini. Gli straordinari traguardi conseguiti, insieme, dai popoli e dai Governi europei in oltre cinquant'anni, pace, libertà politiche, benessere, libera circolazione, solidarietà sociale, poggiano su un processo costante di crescente coesione politica, di costruzione unitaria e di rafforzamento delle istituzioni comuni. Non illudiamoci di conservarne i benefici allentando i legami di interdipendenza che costituiscono l'ossatura politica, giuridica e culturale dell'Unione Europea. Non lasciamoci trarre in inganno dal fatto che, abbagliate dal sensazionalismo della cronaca, le rilevazioni di opinione registrino segnali di disaffezione verso il progetto europeo. Sia nei nuovi Stati membri, come la Repubblica Ceca, che nei vecchi, come l'Italia, i cittadini, gli imprenditori, gli studenti, le famiglie sono profondamente integrati nel sistema e nello spirito comunitario. L'Unità Europea è certamente perfettibile e deve mostrare capacità di adattarsi alle circostanze sopravvenute, ma è la base di cui i nostri popoli, oggi, non potrebbero fare a meno. Il rapporto fra Europa e cittadini soffre di assuefazione: viene dato impropriamente per scontato, mentre è frutto di un lungo travaglio e di progressiva maturazione, basti pensare alla crescita del ruolo del Parlamento Europeo. Pesano tuttavia insufficienze e limiti nello sviluppo dell'azione comune e del rapporto tra istituzioni europee e comunità nazionali. Si impone indubbiamente un rinnovato slancio, degli Stati come delle Istituzioni, per riavvicinare i cittadini all'Europa e per fare fronte a nuove sfide decisive per l'Europa. Il radicale cambiamento degli equilibri internazionali, la crisi economica e finanziaria mondiale scoppiata nel 2008, i mutamenti climatici, la salvaguardia della sicurezza comune e la lotta al terrorismo, l'instabilità nel Mediterraneo, i crescenti flussi migratori, le violazioni dei diritti umani nel mondo che colpiscono in special modo le donne e oggi sempre più feriscono anche la libertà religiosa, sono tutte questioni che nessuno Stato membro può illudersi di affrontare da solo. In un mondo interdipendente su scala planetaria, cedere alle lusinghe di anacronistiche chiusure nazionali e di sterili particolarismi, indulgere a calcoli di breve termine significherebbe condannarci tutti all'irrilevanza. Solo l'Unione Europea può svolgere il ruolo di attore mondiale nell'epoca della globalizzazione e dinanzi a nuove grandi realtà emergenti, solo l'Unione può operare a beneficio di tutti gli Stati membri.

Signor Presidente,

la crisi finanziaria ci deve vedere uniti e solidali per promuovere stabilitá, rientro da pesanti indebitamenti ed effettivo equilibrio nei bilanci pubblici e privati, e per avviare in pari tempo la ripresa di uno sviluppo sostenibile e rispettoso dell'ambiente, che porti benesere ai nostri popoli e non ne dimentichi le fasce più vulnerabili. A questo tende il grande progetto di un'Europa unita e forte, di un'Europa pronta ad accogliere senza ripensamenti e senza esclusioni i Paesi candidati che ne abbiano i requisiti.

L'Alleanza Atlantica resta il fulcro della nostra sicurezza e della stabilità in Europa. Le minacce oggi non conoscono il limite territoriale. Le missioni all'estero, sotto l'egida delle Nazioni Unite, della NATO, dell'Unione Europea, servono la pace internazionale ma proteggono anche i nostri popoli da rischi di destabilizzazione, che dal di fuori arrivino inevitabilmente all'interno dei nostri confini. Ci si difende prevenendo tali rischi, operando attraverso i grandi fori internazionali e insieme ai nostri Alleati; non arroccandosi su antiche barriere nazionali.

I nostri Paesi hanno saputo instaurare proficue sinergie che ci vedono oggi impegnati nelle principali operazioni di peace-keeping in Bosnia, Kosovo, Afghanistan. Le nostre comuni sensibilità verso le regioni con cui condividiamo la maggiore vicinanza geografica possono ora trainare la costruzione di un'area a forte sviluppo economico e sociale, che unisca il bacino danubiano a quello adriatico-ionico. Essa consoliderà i Paesi dell'ex-Jugoslavia che ancora stanno percorrendo quel cammino di avvicinamento ai principi di libertà e giustizia e anche alla prosperità e alla stabilità sociale, che con tanto successo la Repubblica Ceca ha compiuto nell'ultimo scorcio del secolo passato.

Sono fermamente convinto che l'esperienza nel gestire con successo la difficile transizione dell'Europa centro-orientale e dei Balcani possa risultare preziosa per quei Paesi della riva Sud del Mediterraneo che oggi si confrontano con drammatiche crisi di modernizzazione e di crescita. E' questa una sfida che chiama l'Europa a responsabilità cruciali per il nostro futuro. In un mondo che vede il proprio baricentro spostarsi progressivamente verso il Pacifico, un Mediterraneo frustrato e instabile favorirebbe l'ulteriore ridimensionamento del Vecchio Continente, nessun Paese escluso.

Signor Presidente,

la collocazione geopolitica della Repubblica Ceca ne fa un attore cruciale nella prospettiva della definizione di una nuova architettura di sicurezza europea e nel dialogo con la Russia, per il definitivo superamento di ogni divisione del passato e di ogni tentazione egemonica. La firma qui a Praga da parte del Presidente Obama e del Presidente Medvedev del nuovo Trattato per la riduzione delle armi strategiche ha rappresentato un vero e proprio "monumento alla pace" e un importante passo in avanti sulla strada del disarmo, verso quell'obiettivo di un mondo progressivamente libero dalla minaccia delle armi nucleari cui l'Italia guarda con profonda speranza.

Signor Presidente,

desidero rivolgerLe un sentito ringraziamento per aver accettato il mio invito a partecipare alle celebrazioni del 2 giugno prossimo, in occasione del centocinquantesimo anniversario della nostra unità nazionale. La Sua presenza a Roma contribuirà, non ne dubito, a rafforzare gli storici rapporti tra i nostri Paesi e i nostri popoli.

Con questi sentimenti, e nel ricordo delle occasioni di cordiale incontro tra noi già a partire da molti anni, formulo i più sinceri auguri di felicità e serenità a Lei e alla Sua Consorte e levo il calice all'amicizia tra la Repubblica Ceca e l'Italia.