Palazzo del Quirinale 31/07/2006

Intervento del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alla cerimonia di commiato dei componenti il Consiglio Superiore della Magistratura uscente

 

INTERVENTO DEL
PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA
 GIORGIO NAPOLITANO
IN OCCASIONE DELLA CERIMONIA DI COMMIATO
DEI COMPONENTI IL CONSIGLIO SUPERIORE DELLA MAGISTRATURA USCENTE
E SEDUTA DI INSEDIAMENTO DEL CONSIGLIO NELLA NUOVA COMPOSIZIONE

Palazzo del Quirinale, 31 luglio 2006 

Signor Presidente del Senato,
Signor Presidente della Camera,
Signor Presidente del Consiglio,
Signor Ministro della Giustizia,
Signor Presidente della Corte Costituzionale,
Alti rappresentanti delle Istituzioni che presiedono all'Amministrazione della Giustizia,
Signore e Signori,

innanzitutto, il mio cordiale benvenuto ai nuovi componenti laici e togati del Consiglio Superiore della Magistratura, qui presenti alla cerimonia di commiato dei Consiglieri uscenti ai quali è dedicata questa riunione.

Un saluto particolarmente caloroso al Vicepresidente, Onorevole Professor Virginio Rognoni, al quale mi legano antichi rapporti di amicizia, maturati nel corso di una lunga milizia politica che, sia pure da diverse angolazioni, ci ha visto partecipi di comuni percorsi istituzionali e parlamentari.

Soltanto per poco tempo ho condiviso con l'amico Rognoni la responsabilità della Presidenza del Consiglio Superiore, ma posso riconoscermi pienamente nelle parole del mio predecessore, Carlo Azeglio Ciampi, che, nel porgergli il saluto in occasione della sua ultima partecipazione al Plenum, gli ha rivolto espressioni di vivo apprezzamento e gratitudine "per l'autorevolezza e l'equilibrio con i quali ha presieduto il Consiglio anche nei momenti più delicati"; qualità che io stesso ho avuto modo di osservare in più occasioni, nel seguire i problemi della giustizia di volta in volta sottoposti all'esame dell'Organo di autogoverno della Magistratura.

Oggi lo ringrazio per le cortesi espressioni che ha voluto usare nei miei confronti e per l'attenta ed esauriente disamina dei temi più rilevanti che sono stati affrontati nel corso della consiliatura che qui si conclude.

Tra questi mi preme riprendere quello del contributo della magistratura italiana alla costruzione dello spazio giuridico europeo. Nel corso della consiliatura, tali problemi, tra i quali specificamente quelli della formazione europea dei magistrati italiani, del ravvicinamento delle normative nazionali e della realizzazione di una sempre più forte cooperazione giudiziaria, hanno cessato di essere semplice affermazione di principio. Un esito di questa accresciuta consapevolezza si è avuto, anche sul piano delle strutture, con l'istituzione, promossa e fortemente caldeggiata dal Consiglio Superiore, della Rete europea dei Consigli di giustizia. Significativo, a tale riguardo, è stato l'incontro che si è svolto il 26 luglio scorso con il Vicepresidente della Commissione Europea, Onorevole Franco Frattini e che si è concluso con una risoluzione, approvata all'unanimità, che ha riconosciuto, tra l'altro, la assoluta necessità per il nostro Paese di individuare strumenti idonei per evitare che i ritardi nelle decisioni costituiscano un elemento problematico per la presenza dell'Italia e della sua giurisdizione all'interno del panorama europeo e internazionale.

La eccessiva durata dei processi non è soltanto un grave problema di collocazione internazionale dell'Italia ma è, prima di tutto, una gravissima anomalia del nostro ordinamento interno, per l'analisi della quale faccio pieno riferimento a quanto testè affermato dal Vice Presidente Rognoni e ai continui moniti che al Governo, Parlamento e Consiglio Superiore sono stati sempre rivolti dal mio predecessore, Senatore Carlo Azeglio Ciampi.

Circa lo specifico tema della formazione - anch'esso ora richiamato dal vice Presidente Rognoni - non posso non ricordare che il Consiglio vi ha dedicato la sua relazione al Parlamento del 2004, nella quale sono stati esaminati e approfonditi tutti i momenti qualificanti di questo processo fondamentale, dal tirocinio all'aggiornamento, dalla dirigenza degli uffici alle specifiche professionalità richieste nell'esercizio delle diverse funzioni.

Non occorrono molte parole per rilevare il carattere essenziale della formazione degli uditori giudiziari, dell'aggiornamento continuo di tutti i magistrati, basato su scelte didattiche ragionate e attentamente programmate; lo stesso si può dire per la dirigenza degli uffici, problema per molti aspetti ancora aperto per la sua particolare complessità. Problema, quest'ultimo, che implica una maggiore consapevolezza, da parte dei magistrati preposti a funzioni direttive, dell'importanza del governo di una molteplicità di operatori da coordinare, senza mai perdere di vista i postulati costituzionali di autonomia e indipendenza dell'ordine giudiziario e di soggezione dei giudici alla sola legge.

Tra le decisioni significative del Consiglio, mi piace ricordare la modifica regolamentare per l'istituzione di un apposito Comitato per la piena realizzazione delle pari opportunità tra uomini e donne nel lavoro dei magistrati.

Per quanto riguarda, in particolare, le specifiche professionalità, merita invece una speciale menzione la recentissima delibera consiliare - del 27 luglio scorso - che ha affrontato gli argomenti di grande attualità della pena e delle sue alternative.

Appare sempre più chiara la necessità di un ripensamento dell'intero sistema sanzionatorio e della gestione delle pene, che non coinvolge soltanto aspetti organizzativi e normativi ma anche il modus operandi della magistratura. Il contributo propositivo del Consiglio Superiore e quello operativo della magistratura sono fattori indispensabili per una corretta impostazione del problema carcerario. Peraltro, la stessa approvazione, nei giorni scorsi, di un provvedimento di clemenza e di urgenza volto a lenire una condizione intollerabile di sovraffollamento e di degrado nelle carceri sollecita ancor più governo e Parlamento a procedere decisamente, con misure efficaci, sulla via tanto della riduzione della durata dei processi quanto dell'ulteriore ricorso a pene alternative alla sanzione detentiva. Vanno finalmente affrontate, in modo organico, le cause remote e attuali della sofferenza del presente modello penale.

Come ha ricordato il Vice Presidente Rognoni, l'attività propositiva del Consiglio Superiore che oggi prende commiato è stata intensa nell'intero quadriennio. La relazione al Parlamento del 2006 dà conto dei numerosi pareri formulati sulle diverse tematiche della riforma dell'ordinamento giudiziario. Più volte tali pareri, così come altri su disegni di legge che avevano ricadute sull'amministrazione della giustizia, hanno suscitato, al momento della loro espressione, polemiche e tensioni. E non c'è dubbio che esse recassero il segno di un clima di aspra contrapposizione politico-istituzionale. Ebbene, si deve e si può auspicare il superamento di tale clima - ed è quel che ho fatto fin dall'inizio del mio mandato - come condizione non solo di una più feconda dialettica politica e parlamentare, ma anche di un più sereno rapporto tra le istituzioni, tra le quali l'ordine giudiziario riveste un ruolo fondamentale. Un segnale altamente positivo ha offerto, a questo riguardo, il Parlamento, provvedendo in tempi rapidi e con deliberazioni largamente condivise alla elezione dei componenti laici del Consiglio Superiore, nella prima seduta a tale scopo convocata. Non ho mancato di esprimere per tale impegno e risultato il mio apprezzamento ai Presidenti delle Camere.

Considero questa puntualità istituzionale un passo importante in direzione dell'allentamento delle tensioni e della conflittualità, che si può realizzare anzitutto nella rigorosa osservanza della ripartizione delle funzioni tra i vari organi costituzionali e a rilevanza costituzionale. E' una direzione lungo la quale è possibile ristabilire rispetto reciproco e costruttiva collaborazione nei rapporti istituzionali, in particolare nei rapporti tra politica e giustizia. Nel momento attuale, si richiede anche una realistica e rispettosa comprensione delle difficoltà del Parlamento, quali risultano da un delicato equilibrio post-elettorale. Sono persuaso che il Parlamento saprà comunque farsi carico di inderogabili esigenze di intervento legislativo nelle materie di giustizia, a cominciare da quelle già in corso di esame. In tale quadro si colloca l'esercizio della insostituibile funzione affidata al Consiglio Superiore che è quella di concorrere a una più efficace amministrazione della giustizia facendosi garante dell'autonomia e dell'indipendenza, così come della dignità, della magistratura.

Nel porgervi un saluto cordiale insieme con il mio fervido augurio per la ripresa delle vostre impegnative attività, negli uffici giudiziari, nelle università e nella professione forense, esprimo gratitudine per il modo con cui, tra non poche difficoltà, avete svolto questa funzione nel corso del vostro mandato quadriennale.